Non bastano le ordinanze di divieto, la zona rossa di avvicinarsi via lago in barca, i controlli a sorpresa, i...
Non bastano le ordinanze di divieto, la zona rossa di avvicinarsi via lago in barca, i controlli a sorpresa, i continui appelli alla prudenza e al rispetto. I tuffi proibiti dal ponte di Ponte della Civera all’Orrido di Nesso continuano. Di testa, di piedi a candela, a bomba, con avvitamento o con virtuose capriole. Ogni giorno decine e decine giovani si buttano dallo storico ponte medioevale nel punto dove i torrenti Tuf e Nosè, che scendono dal Pian del Tivano, formano un orrido con una cascata per poi gettarsi nel lago di Como. Si tratta soprattutto di stranieri, che arrivano da tutto il mondo per uno scatto o un video durante il volo. È un salto di una decina di metri di altezza, in uno dei punti più suggestivi del lago e insieme pericolosi. In molti non si accontentato nemmeno del ponte e si arrampicano su parapetti e sui tetti o sulle pareti in pietra della case. I cartelli di divieto che erano stati affissi sono stati rimossi e non sono stati più sostituiti. "Fanno quello che vogliono – si lamentano i residenti del piccolo borgo sul lago di Como –. A loro non interessa nulla dei divieti e nemmeno delle multe: hanno i soldi e pagano quello che c’è da pagare". Il sindaco Massimo Morini assicura che i cartelli di divieto verranno rimessi, ma sa che non bastano, come non bastano i controlli, perché lui dispone di un solo agente di polizia locale, mentre militari della Guardia costiera, carabinieri, poliziotti della Squadra nautica e finanzieri non possono stazionare tutto il giorno lì, perché il lago è grande. Per questo dalla prossima estate verranno probabilmente contingentati gli accessi verso il Ponte della Civera. D.D.S.








