Milano – È rimasto in cella ininterrottamente per 49 anni. Lo scorso 17 luglio, il Tribunale di sorveglianza di Bologna gli ha concesso il differimento della pena per motivi di salute e il trasferimento dal carcere di Parma all’abitazione di un parente a Corsico in regime di detenzione domiciliare. Esattamente un mese dopo, però, Domenico Papalia è stato trasportato in ospedale per il peggioramento del quadro clinico già gravemente compromesso da una patologia oncologica. E ieri notte l’ottantunenne ’Micu‘ è morto nella struttura di medicina protetta dell’ospedale San Paolo, dove si trovava ricoverato da nove giorni.

Trapiantò la ‘ndrangheta in Lombardia

Se n’è andato così l’esponente di spicco dell’omonimo clan che negli anni Sessanta ha iniziato a radicarsi nell’hinterland sud di Milano e che nei decenni successivi ha contribuito in maniera determinante a trapiantare la ’ndrangheta in Lombardia tra sequestri di persona, estorsioni e narcotraffico.

I funerali in Calabria

Ora la Procura attenderà una relazione dei medici prima di dare il nulla osta alla sepoltura della salma. Da quanto si è appreso, la famiglia vorrebbe celebrare le esequie in Calabria, ma, al di là del luogo in cui si svolgeranno, pare escluso che i funerali si tengano in forma pubblica: quasi certamente, verrà autorizzato, come già accaduto in passato per altri boss, solo un saluto in forma privata riservato ai parenti più stretti.