Dal palco di Cortina, lo stesso scelto da Mentana per l’ultimatum a La7, Bruno Vespa interviene sul caso Ranucci mentre la Rai lavora al futuro di Report: “Vi do un segnale”.
C'è un palco, a Cortina d'Ampezzo, che quest'estate è diventato il posto in cui i giornalisti televisivi italiani dicono le cose che in video non dicono. Da quello di Una Montagna di Libri, Enrico Mentana ha posto le condizioni e dato l'ultimatum per il suo rinnovo con La7. Dallo stesso palco Bruno Vespa ha scelto di parlare dell'unico argomento che in Rai, in questi giorni, tiene banco: il caso Ranucci.
"Ho ancora un'etica aziendale, sono l'ultimo giapponese, quindi non parlo delle cose che riguardano casa mia. Dico solo una cosa, do un segnale: pensate se al posto di Ranucci ci fossi stato io". Vespa non aggiunge altro. Non spiega, non argomenta, lascia la frase in sospeso e passa oltre. Ma il ragionamento implicito è leggibile: se al centro dell'inchiesta giornalistica, dell'ordinanza del gip, delle chat pubblicate e del parere del Comitato etico ci fosse stato il conduttore di Porta a porta, il paese si sarebbe diviso in modo diverso. Nessun fronte parlamentare a difesa, nessuna mobilitazione dell'Usigrai, nessun appello sulla libertà di stampa.













