Péter Magyar è pronto a recidere il cordone che teneva unite, dopo 16 anni di governo di Viktor Orbán, Ungheria e Russia. In campagna elettorale e nelle prime settimane di mandato, il nuovo primo ministro di Budapest aveva dichiarato che, nonostante il suo posizionamento europeista, con la Russia si dovesse dialogare in nome dell’interesse nazionale. Oggi, però, si assiste a una svolta: la Russia, ha detto, è “una minaccia”.
A dare un indirizzo chiaro al nuovo posizionamento ungherese in politica estera sono le nuove linee guida che presentano un’altra novità rispetto alle prese di posizione dei primi mesi: sostegno all’integrità territoriale dell’Ucraina. “La condotta della Russia rappresenta una minaccia per l’Ungheria, l’Europa e l’ordine globale”, si legge nel documento secondo il quale Mosca mette la minoranza ungherese nella regione ucraina della Transcarpazia “in grave pericolo”. Toni ben diversi da quelli usati in passato per presentare il rapporto tra Budapest e Kiev, anche questo non privo di tensioni legate al trattamento riservato alla minoranza magiara nel Paese di Volodymyr Zelensky. Nessuna fornitura di armi per resistere all’invasione russa e la conferma dell’esenzione dal contributo al prestito da 90 miliardi all’Ucraina erano stati i primi punti fermi della nuova amministrazione, in linea con la precedente gestione orbaniana.








