Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 7:52
Per la seconda volta dall’anno scorso, il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin al Cremlino, un ulteriore affronto agli sforzi per isolare Mosca messi in campo dal resto dell’Unione europea, soprattutto perché il presidente russo ha accettato la proposta di Orbán di incontrare gli Stati Uniti a Budapest per discutere della guerra in Ucraina. La mossa dell’ungherese ha suscitato aspre critiche. Fonti diplomatiche di Vsquare, la rete di giornalismo investigativo che riunisce diverse redazioni dei paesi del gruppo Visegrád, hanno riferito della sorpresa e dell’imbarazzo nei messaggi scambiati dai rappresentanti di governi e alleanze occidentali dopo la pubblicazione della notizia dell’incontro. Sempre secondo una fonte di Vsquare “a conoscenza diretta dei dettagli del viaggio”, la trasferta non sarebbe stata preceduta da alcun coordinamento né con i partner Ue e Nato, né con Washington. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha criticato duramente l’iniziativa di Orbán: “Non gioca con la nazionale europea da un po’ di tempo e la visita rientra in questo contesto”.
Al centro del vertice sono stati innanzitutto gli affari. L’obiettivo dichiarato era quello di assicurare la continuità dell’approvvigionamento energetico ungherese a prezzi contenuti. L’Ungheria è uno dei pochi Paesi Ue che continua a importare consistenti quantità di combustibili fossili russi e il premier magiaro ha sempre osteggiato i piani dell’Unione per eliminare del tutto la dipendenza energetica entro il 2027. Orbán continua a sostenere che le importazioni energetiche russe siano indispensabili per l’economia nazionale e, nonostante le critiche, che un rapido passaggio a fonti alternative provocherebbe un collasso economico immediato. Il faccia a faccia con Putin, tra l’altro, è avvenuto subito dopo che l’Ungheria ha ottenuto l’esenzione dalle sanzioni statunitensi imposte dall’amministrazione Trump contro le compagnie energetiche russe Lukoil e Rosneft. “Ora abbiamo bisogno solo di petrolio e gas, che possiamo acquistare dai russi”, aveva dichiarato Orbán precisando che il viaggio a Mosca serviva proprio a garantire forniture a prezzi accessibili per l’inverno in corso e il prossimo anno. Senza dimenticare l’avanzamento del progetto della centrale nucleare ungherese di Paks, dove l’americana Westinghouse si affianca ai russi come fornitore di combustibile, e la possibile acquisizione da parte dell’ungherese Mol della quota Gazprom nella compagnia petrolifera serba Nis.








