Ad agosto, la Commissione Ue e il consorzio SpaceRise hanno firmato un accordo per l’avvio della produzione della costellazione spaziale Iris², con un incremento sia del numero di satelliti che di costi. L’opinione di Marcello Spagnulo, ingegnere ed esperto aerospaziale

“Oggi compiamo un passo decisivo per la sicurezza e la sovranità digitale dell’Europa, rafforzando l’architettura satellitare del programma Iris², non solo renderemo operativa la rete in anticipo rispetto ai tempi previsti, ma aumenteremo di oltre il 60% la capacità di sicurezza governativa all’interno dell’Ue”. Queste le parole del Commissario per la Difesa e lo Spazio, Andrius Kubilius, a margine della firma dell’accordo di attuazione, detta Milestone Rdv1 (Rendez-vous one) lo scorso 7 agosto.

L’enfasi retorica della comunicazione di Bruxelles raggiunge sempre nuove vette; ma al di là delle rutilanti dichiarazioni a cui Kubilius ci ha abituati, proviamo a leggere più in profondità l’essenza delle cose.

Come noto, il progetto satellitare Iris² dovrebbe costituire la risposta europea a Starlink, e in prospettiva anche al Kuiper di Amazon; due anni fa la Commissione aveva firmato un contratto di concessione della durata di dodici anni con il consorzio SpaceRise – composto dagli operatori europei Ses, Eutelsat e Hispasat – per avviare una partnership pubblico-privata per lo sviluppo della costellazione spaziale.