Nel docufilm di Pamela Hogan, il racconto del celebre sciopero di tutte le donne islandesi che mostra come un messaggio corale possa scardinare le disuguaglianze e tracciare nuove strade per la parità
Nessun turno negli uffici o in fabbrica, nessuna cena pronta e nessun bambino accompagnato a scuola. Un blocco totale pensato per mostrare quanto la società dipendesse in realtà dal lavoro femminile, troppo spesso dato per scontato. Questo episodio straordinario di disobbedienza civile arriva ora sul grande schermo col titolo “Un giorno senza donne“, docufilm diretto da Pamela Hogan al cinema da giovedì 10 settembre 2026, che torna indietro al 24 ottobre 1975, quando l’Islanda scoprì cosa significava davvero restare senza donne per ventiquattr’ore.
Un giorno senza donne, la rivoluzione sulle note di Björk
La regista americana ha scoperto questa storia quasi per caso, leggendo una breve nota su una guida turistica durante un viaggio in Islanda. Da lì è nata la spinta a realizzare un’opera che intreccia interviste alle protagoniste dell’epoca, filmati d’archivio e sequenze animate. Il progetto ha conquistato anche la stella della musica islandese Björk, che ha scelto di firmare il brano dei titoli di coda, tornando a comporre per il cinema dopo venticinque anni.






