Pubblicato il: 26/08/2026 – 10:18
COSENZA Federico Coppitelli, giovane tecnico del nuovo Cosenza di Eugenio Guarascio, probabilmente aveva ragione. Quello che sta accadendo in queste settimane non è uno smantellamento della rosa dello scorso anno. Sarebbe quasi offensivo, per la precisione chirurgica con cui si sta procedendo, chiamarlo semplicemente così. Forse la definizione più corretta è un’altra: annientamento.Perché smantellare significa togliere qualche pezzo importante, magari sostituire ciò che non serve più e conservare almeno l’ossatura di una squadra. Qui, invece, l’impressione è che dell’ossatura si sia deciso di fare legna da ardere.Non che fosse impossibile prevederlo. Anzi. Le strategie, a volerle leggere senza lenti deformanti, erano piuttosto chiare già dalla scorsa stagione. Mentre si raccontava di trattative con cordate più o meno misteriose e una parte del popolo rossoblù coltivava l’ingenua convinzione che il passaggio di proprietà fosse ormai questione di giorni, il club sembrava avere in mente tutt’altro.La cessione del Cosenza, alla fine, non è arrivata. Ma almeno una cosa è rimasta: il progetto. Solo che non era esattamente quello che qualcuno sperava.Non una stagione costruita per tentare il ritorno in Serie B, non una rosa da rinforzare sfruttando il patrimonio tecnico accumulato, non la conservazione di un gruppo che aveva dimostrato sul campo di poter essere competitivo. Piuttosto, un ridimensionamento accuratamente pianificato, con un obiettivo molto più concreto e meno romantico: monetizzare il più possibile attraverso la cessione dei pezzi pregiati della rosa.Tanti. Praticamente tutti.La strategia, del resto, ricordava quella dell’estate precedente. Anche allora il progetto societario sembrava orientato al ridimensionamento, ma qualcosa era andato storto. Fabio Lupo, arrivato in riva al Crati come direttore sportivo e rimasto appena due mesi, aveva scelto di dimettersi parlando di una «incompatibilità progettuale e culturale». Una formula elegante, quasi diplomatica, per descrivere il fatto che tra le sue idee e quelle della società evidentemente non correva buon sangue.Soprattutto, però, Lupo non aveva proceduto alla vendita dei pezzi migliori della squadra allenata da Buscè.Oggi la musica è cambiata. Da circa un mese il nuovo direttore sportivo è Fabio Lucioni, alla sua prima esperienza dietro la scrivania dopo aver appeso le scarpette al chiodo appena un anno fa. E il progetto, quello che l’estate precedente era rimasto in parte sulla carta, adesso sta prendendo forma con una chiarezza che non lascia molto spazio all’interpretazione.Una chiarezza che, peraltro, rischia di essere apprezzata più nei bilanci che sugli spalti.








