| 26 Agosto 2026 09:01 |

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(Adnkronos) –

Gli Stati Uniti non prendono in considerazione un nuovo attacco all’Iran, almeno per ora. Donald Trump punta sulla pressione economica per spingere Teheran al tavolo e, in questo modo, concede tempo ai mediatori. Il dialogo prosegue dietro le quinte e arrivano segnali incoraggianti, sebbene di portata limitata. “Estremamente proficua”, in particolare, viene definita la visita a Teheran del capo dell’Esercito pakistano, il feldmaresciallo Asim Munir. A fare il punto Mehdi Tabatabaei, numero due per le comunicazioni e l’informazione dell’ufficio del presidente iraniano, alimentando speranze di una fine del conflitto mentre i riflettori restano puntati sullo Stretto di Hormuz e gli Stati Uniti continuano a puntare sulla leva economica contro la Repubblica islamica. In un post su X Tabatabaei scrive di “risultati diplomatici di grande valore”, che si vedranno “presto”.

Tutto dopo che il ministro degli Interni del Pakistan, Mohsin Naqvi, ha descritto come “molto positivo” e “produttivo” il faccia a faccia con Munir e il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, dedicato alle “tensioni in Medio Oriente”, a misure per evitare un’ulteriore escalation tra Usa e Iran e arrivare alla “soluzione completa del conflitto”. Naqvi ha scritto su X di “progressi significativi” con l’auspicio possa essere spianata la strada a “ulteriori progressi” per una “pace duratura nella regione”. E i militari pakistani, ha riportato Geo News, hanno confermato che ci sono stati “colloqui approfonditi” anche sulla “riapertura dello Stretto di Hormuz” e per la “rapida fine del conflitto”.