Un’Isola vestita di rosso cupo, in un’Italia bordeaux dove temperature anomale e deficit idrico hanno peggiorato le prospettive delle colture «con riduzioni delle rese fino a perdite gravi e possibili fallimenti dei raccolti nelle aree più colpite». È quanto emerge dall’ultimo bollettino del Centro comune di ricerca (Jrc) della Commissione Ue, e se i colori a tinte fosche non dovessero bastare per descrivere gli effetti di questa torrida estate sull’agricoltura siciliana, allora, mentre la regione torna nella morsa delle ondate di calore, meglio far parlare i dati, a cominciare dal 50% di grano in meno raccolto rispetto alla media standard.Il dato arriva da Ignazio Gibiino, vicepresidente di Coldiretti Sicilia, e a trebbiatura finita non è più una stima ma la realtà dei fatti, «perlomeno in alcune aree, come nell’Agrigentino, nel Nisseno in parte del Catanese, a fronte di tariffe di mercato che restano bassissime, intorno ai 22 centesimi al chilo».Un ammanco di produzione paradossale, se si considera l’intensità delle precipitazioni cadute lo scorso inverno, «ma spiegabile con il ristagno idrico e l’asfissia delle piante causati proprio da quelle piogge». A peggiorare il tutto, le impennate della colonnina di mercurio, «come se a luglio, e in parte ad agosto, sulle campagne ci fosse stato un phon acceso mattina e sera». Per lo stesso motivo, continua Gibiino, «ci sono state...».L'articolo completo sul Giornale di Sicilia in edicola e nell'edizione digitale.