Ore di attesa sotto al sole per un posto da collaboratore scolastico. Precario. Ad aspettarlo, tra ieri, oggi e domani sono 1.500 persone. Tutte tra l’aula magna e il cortile del liceo classico musicale Cavour. Cercano di ottenere il posto desiderato tra istituti – di città e provincia – di ogni ordine e grado. È la folla di quelli che un tempo si chiamavano “bidelli”. Alle 8,30 di ieri mattina ci sono già oltre cento collaboratori che varcano i cancelli del liceo di corso Tassoni. Alcuni sono soli. Altri con la famiglia. Altri ancora insieme a uno o più colleghi conosciuti durante gli ultimi anni di lavoro, spesso passati prima in una scuola del torinese, poi in un’altra. Nel giardino c’è un continuo scambio di saluti e chiacchiere. C’è chi ripassa la lista delle scuole in cui vorrebbe andare. Chi spera di non dover cambiare istituto anche quest’anno. I contratti per i precari sono annuali, quindi ogni fine agosto è possibile dover ricominciare da capo.
I bidelli partiti dal Mezzogiorno d’Italia Le storie che si intrecciano al Cavour sono moltissime. E molte partono dal Mezzogiorno. «È il terzo anno che partecipo all’assegnazione dell’istituto» racconta Giovanni, che però per prudenza chiede di non riportare il suo cognome. «A Napoli lavoravo in azienda. Avevo un contratto part-time da 700 euro al mese e quattro ore al giorno. In realtà ne lavoravo dodici. Era una situazione spiacevole, per questo ora sono qui». Ognuno ha un background diverso. Salvatore Distefano, 41 anni e originario di Catania, ha dovuto cambiare vita durante la pandemia: «Nell’azienda di logistica dove lavoravo come magazziniere sono iniziati licenziamenti e cassa integrazione. È in quel periodo che ho fatto domanda per la scuola». Spiega che lo stipendio da collaboratore non è «d’oro», ma almeno «garantisce un’entrata stabile».











