La mostra ’La fine dei lager nazisti’ al Museo della Shoah di Roma e promossa, in collaborazione con numerosi altri enti e associazioni, dalla Fondazione Museo della Shoah, tra le tante storie tragiche di sofferenza documenta anche quella vissuta dal cesenate Mario Taccioli. Nato a Cesena nel 1901 da famiglia operaia, frequentò la Scuola Industriale e ben presto aderì al movimento socialista. Proprio in quest’ ambito ebbe modo di stringere amicizia con il coetaneo Gastone Sozzi, anch’egli socialista poi dirigente del PC d’Italia, morto a Perugia nel 1928 per le torture subite dalla polizia fascista in carcere. Taccioli nel 1919 lasciò Cesena per stabilirsi a Sesto San Giovanni dove aveva trovato lavoro all’industria Breda come disegnatore tecnico. Divenuto militante comunista, non mancò sul luogo di lavoro di organizzare la presenza clandestina del partito. Dopo l’8 settembre 1943, Taccioli aderì alla Resistenza nei quadri della 128° brigata ‘Garibaldi’. La svolta drammatica nella sua vita fu ai primi di marzo del ’44 quando il cesenate, tra gli organizzatori delle giornate di sciopero alla Breda, la notte del 14 marzo fu arrestato in casa da poliziotti della Rsi. Con lui furono catturati almeno 130 lavoratori che furono deportati in campo di concentramento e solo una trentina di essi sopravvisse. Il calvario di Mario cominciò nel carcere di San Vittore e proseguì in quello di Bergamo ma il peggio doveva ancora venire perché, inizialmente inviato a Mauthausen, in seguito dovette affrontare la durezza di altri campi nei quali fu trasferito: Gusen, Schwacht, Florisdof e poi Moedling. Nelle memorie scritte come testimonianza della barbarie subita così Taccioli descrive quei momenti drammatici dove vide morire tanti compagni di sventura: "Durante quella vita infernale fatta di fatiche per lavori inumani, privazioni, violenze fisiche, umiliazioni, vitto insufficiente la morte mieteva le sue vittime a centinaia... sebbene pensassimo anche noi di essere fra i predestinati e non ci illudessimo di tornare a casa ci imponevamo con la volontà di sopravvivere per raccontare, per portare la nostra testimonianza". Sopravvisse anche ad una ‘marcia della morte’, quella da Moedling a Mauthausen, fatta tutta a piedi percorrendo ben duecento chilometri in otto giorni, disumano trattamento al quale i nazisti costringevano i deportati quando le truppe alleate si avvicinavano. Così Taccioli potè vedere il giorno della sua liberazione con l’ arrivo di un paio di carri armati americani a Mauthausen il 5 maggio del 1945 e un mese dopo era a Sesto San Giovanni per riabbracciare i suoi cari. Riprese il suo posto alla Breda e continuò la sua militanza politica venendo eletto in consiglio comunale, ma non rinunciò alla sua missione di testimone degli orrori vissuti nei lager impegnandosi nell’Aned, l’ associazione italiana degli ex deportati. E’ morto a Sesto San Giovanni nel 1992.