Non sono sufficienti i 109 milioni di risarcimento che Marco e Gianluca Jacobini devono pagare in solido, e non è solo a loro che va addebitata la responsabilità per le concessioni di credito facili che hanno affondato la ex Popolare di Bari con quasi 2 miliardi di buco. Per questo la banca ha fatto appello contro la sentenza che a gennaio ha condannato l’ex presidente, suo figlio ed altre 13 persone tra amministratori e sindaci a versare complessivamente 122 milioni di danni, rigettando le richieste nei confronti di altre sei persone: l’istituto chiede infatti circa 263 milioni in relazione a dieci operazioni messe in atto tra il 2010 e il 2019, quando la Popolare è stata commissariata. In primo grado ne chiedevano circa 380.
L’appello della banca (con i professori Ferruccio Auletta e Andrea Guaccero) si basa su 14 motivi e si aggiunge a quelli presentati da tutti gli ex amministratori condannati in primo grado compreso l’ex direttore generale Vincenzo De Bustis, rimasto contumace, e chiede ai giudici di disporre una nuova consulenza tecnica d’ufficio: quella predisposta in primo grado il professor Paolo Bastia dell’Università di Bologna aveva riconosciuto solo in parte le ragioni dell’ex BpB, ma per cifre maggiori rispetto a quelle poi liquidate in sentenza. Oltre agli Jacobini e De Bustis (3,4 milioni) sono stati ritenuti responsabili l’ex ad Giorgio Papa (fino a 42 milioni), gli ex consiglieri Modestino Di Taranto, Paolo Nitti, Francesco Giovanni Viti, Francesco Pignataro, Luca Montrone, Raffaele De Rango, Arturo Sanguinetti, Gianfranco Viesti e Francesco Venturelli (24 milioni in solido), l’ex presidente del collegio sindacale Roberto Pirola (4,5 milioni), gli ex componenti Francesco Acerbis e Antonio Dell’Atti (3 milioni di euro), la società di revisione PwC (chiamata a restituire 2,5 milioni). Escluse le responsabilità dell’ex presidente Gianvito Giannelli (che subentrò agli Jacobini dopo la terza ispezione di BankItalia, difeso dal prof. Beppe Miccolis), dell’ex ad Gregorio Monachino (avvocati Gianni Di Cagno, Fabio Di Cagno e Francesco Paolo Bello) e dell’ex presidente del collegio sindacale Alberto Longo (avvocati Annapaola Negri-Clementi e Arianna Lonardelli).







