Cesena, 26 agosto 2026 – Ha prodotto scintille l’incontro tra il genio poliedrico di Dario Fo e l’artigianato identitario delle tele romagnole stampate a meno della bottega Pascucci di Gambettola. Disegni, bozzetti, idee accennate e lasciate sulla rampa di lancio, vaghe fisionomie che scalpitano per raggiungere una loro identità, forme dalla potenza compiuta e ineludibile. Esattamente come il multiforme ingegno del premio Nobel per la Letteratura.
Quando Dario Fo varcava la porta della Bottega degli amici Riccardo e Giustina Pascucci era festa di creatività. Anche soltanto un pezzo di carta “sporcata” dall’incedere del mazzuolo battuto sullo stampo intinto nel colore bastava per dare vita ad un progetto.
Entrava nel laboratorio, si confrontava con gli artigiani e utilizzava i materiali che aveva a disposizione per disegnare, dipingere e sperimentare. Uno stampo, un disegno, una tela potevano così diventare una nuova superficie creativa.
Pascucci: “Una mostra sui lavori che Fo ha lasciato in bottega”
“Molti di quei prodotti - dice Riccardo Pascucci - restavano in regalo a me o a Giustina”. Ma perché non mostrarli al pubblico nell’anno in cui s’incrociano due pietre miliari, ossia il centenario della nascita di Dario Fo e il bicentenario della bottega delle tele stampate a mano? Ed è così che, per la prima volta, i lavori che Dario Fo ha lasciato nella storica bottega compariranno in una mostra che racconta un’amicizia personale, nata e cresciuta all’interno dell’antica bottega romagnola, diventata nel tempo anche un rapporto di collaborazione e scambio creativo. Quando arrivava a Gambettola, Dario Fo entrava nel laboratorio, si confrontava con gli artigiani e utilizzava i materiali che aveva a disposizione per disegnare, dipingere e sperimentare. Una carta già usata, uno stampo o una tela potevano così diventare una nuova superficie creativa. Dario Fo con Riccardo Pascucci: i disegni in Romagna del premio Nobel







