Roma – Eleganti, pulite, quasi invisibili. Le maniglie a filo carrozzeria, viste già sulle Chrysler degli anni Cinquanta e rilanciate da Tesla con la Model S, sono diventate uno dei simboli dell’auto elettrica: meno turbolenze, più efficienza, più design. Ora però finiscono al centro del più grande richiamo mai disposto in Cina. Le autorità di Pechino hanno ordinato interventi su circa 4,3 milioni di vetture di nove costruttori, ad iniziare proprio dalle vetture realizzate dalla casa fondata da Elon Musk. Il problema non è l’estetica, ma la sicurezza: in caso di incidente e perdita di alimentazione, l’apertura elettronica delle porte può non funzionare. A quel punto diventa decisivo trovare subito il comando meccanico di emergenza, spesso nascosto, poco segnalato o confuso con i rivestimenti interni. Non sono mancati incidenti nel Paese del Dragone con esiti drammatici, tanto da mettere mano anche alle regole di omologazione.

La parte più consistente dei richiami riguarda Tesla: quasi 3 milioni di modelli fabbricati o importati in Cina. Il produttore dovrà applicare etichette più evidenti vicino agli sblocchi manuali e inviare un aggiornamento per abbassare automaticamente i finestrini dopo una collisione. Nessuna sostituzione delle maniglie esterne. Coinvolti anche diversi marchi cinesi: Xiaomi, Leapmotor , Xpeng, Zeekr, Chery, Dongfeng, BAIC e FAW. Tutti obbligati a interventi tra segnaletica più chiara e software che permetta le aperture. Dal primo gennaio 2027, in Cina, le aperture meccaniche interne ed esterne dovranno essere riconoscibili. Un cambio di regole che potrebbe fare scuola anche in Europa. Negli Stati Uniti ci stanno già pensando.