di

Ilaria Sacchettoni

Il conduttore con il suo spettacolo

«Le sto pagando tutte, quelle inchieste che non ho condotto io», sussurra sotto un palco attrezzato per i supporter di sempre e i pettegoli dell’ultima ora. Benvenuti al parco della Legnara, carico di pini e interrogativi d’estate. Sigfrido Ranucci non molla e racconta, si sfoga e commenta senza nulla svelare. Danza a suo modo tra detto e non detto come un funambolo della parola, o il trapezista di quel diario che, per una sera, promuove. Altro non si può. Non prima di essere stato nuovamente ascoltato dai magistrati. Camicia bianca e jeans, la divisa di sempre, riconoscibile ma teso: «Ho sempre lavorato con delle diversità, anche dei forti scambi di opinione come in tutte le redazioni. Poi per forza di cose c’è uno che decide. Penso di aver valorizzato tutti, anche quando non condividevo alcune inchieste».

Sulle voci di un possibile conduttore esterno è chiaro: «Io sono nato in Rai e il mio sogno sarebbe stato quello di finire in Rai, continuando a condurre e soprattutto continuando a far crescere una squadra che ha già delle qualità importanti: quindi non vedo perché bisognerebbe ricorrere a delle figure esterne che non hanno memoria di Report». Sono le ore delle decisioni, quelle della Rai per prima cosa. La sua stessa redazione, non va dimenticato, gli ha suggerito una pausa. Si vuole che Report sopravviva a Ranucci.