Caserta si è riunita per stringere in un ultimo abbraccio Guido Roviello, il clochard di 62 anni morto in seguito al brutale pestaggio avvenuto nel pomeriggio di mercoledì scorso in piazza Sant’Anna. Circa in 150 hanno partecipato, ieri sera, ai funerali dell’ex cameriere celebrati in Cattedrale dal vescovo diCaserta e arcivescovo di Capua, Pietro Lagnese. Tra loro, in prima fila il questore Andrea Grassi, il comandante provinciale della Guardia di Finanza (che ha condotto le indagini) Nicola Sportelli e la comandante del Reparto operativo dei carabinieri Melissa Sipala. Qualche amico di Guido, la cui foto era adagiata sulla bara, ha trattenuto a stento le lacrime, dagli occhi dei volontari traspariva una grande commozione. Tanti fedeli hanno poi accompagnato il feretro all’uscita, seguendo il vescovo Lagnese, don Antonello Giannotti, parroco di Nostra Signora di Lourdes, e altri preti.
L’OMELIA Senso della giustizia, senso della misericordia, senso della fedeltà. Sono i tre passaggi chiave emersi dalla lettura del Vangelo e dalle parole di Lagnese, che insieme alla Diocesi di Caserta ha voluto farsi carico delle spese necessarie per il trasferimento della salma e la sepoltura in Germania, dove vivono la figlia e i sei fratelli. «Oggi preghiamo affinché quello che è accaduto a Guido non accada mai più, né a Caserta né altrove. C’è un peccato, ed è quello dell’indifferenza» ha esordito il vescovo. Un ricordo sentito, commosso, quello di Lagnese, che diverse volte aveva incrociato Guido, scambiando una parola, un gesto d’affetto. «Oggidice - siamo qui riuniti per pregare per lui, ma chiediamo anche a lui di pregare per noi, per questa città, per i suoi amici senza fissa dimora, spesso inquieti perché sentono una mancanza, quella dell’amore». Durante la funzione, il ricordo di Guido si fa sempre più intenso, più struggente: «Affidiamo al Signore la vita travagliata di un uomo che viveva per strada, bussando qua e là alle porte delle nostre chiese, frequentando le mense della città, incontrando i nostri sacerdoti e volontari che ringrazio per l’aiuto che offrono. Ma Guido non chiedeva solo beni materiali, chiedeva quello che ognuno di noi cerca: uno sguardo, la capacità di sentirsi riconosciuto, la grazia di vedere un volto amico». Poi l’appello lanciato ai cittadini, un richiamo alle coscienze di tutti: «La parola di oggi è un monito per tutti noi, un invito a scuoterci, a fare sempre meglio, sempre di più, a non voltarci mai dall’altra parte. Allora preghiamo per Guido, per il senzatetto algerino morto alcuni giorni prima in solitudine e anche per il cittadino romeno, affinché il Signore gli dia la forza di riconoscere l’errore e iniziare un percorso di rinascita e di riscatto». Lagnese più volte sottolinea la solitudine e l’indifferenza che hanno caratterizzato la vita terrena di Guido, per poi evidenziare come la brutale aggressione (per 50 euro come ricostruito da Procura e fiamme gialle), per la quale l’altro giorno è stata convalidato l’arresto di un romeno di 40 anni, sia accaduta in pieno giorno, non di notte. Non in un angolo periferico della città, ma nel cuore pulsante del capoluogo. «Dobbiamo impegnarci tutti - ribadisce il presule - affinché la città sia più sicura e vigilata. La videosorveglianza non può essere la soluzione a problemi così come la mancanza di personale negli organici delle forze dell’ordine, spesso sottodimensionati. Questa è una tragedia che deve interpellare tutti, a cominciare dalle istituzioni ma anche tutti noi. Oltre ai bisogni materiali Guido chiedeva uno sguardo amico, chiedeva il tempo. Una richiesta che forse non abbiamo saputo intercettare». Tempo che per gran parte della giornata Guido trascorreva sulle panchine di piazza Sant’Anna. Giornate scandite da tanti momenti con i suoi amici più cari, tra cui Bruno, che lo ricorda con grande affetto e commozione: «Era una persona buona, squisita, che non ha mai fatto del male a nessuno. Ci conoscevamo da cinque anni, frequentavamo gli stessi luoghi, in primis piazza Sant’Anna, e le strutture di accoglienza. Ci vedevamo sempre. E quando non stavamo insieme ci incontravamo nelle nostre passeggiate» racconta Bruno, prima di ricordare un aneddoto: «Ogni mattina mi toccava i capelli, come a volermeli sistemare, e io in cambio gli davo una sigaretta. Mimanca già tantissimo».










