Il premier Mark Carney risponde alle tariffe annunciate da Washington. E se le cose dovessero mettersi male, ha un'altra arma da sfoderare: lo stop alle esportazioni di energia verso gli Usa
Il premier canadese Mark Carney lo aveva promesso: «Risponderemo ai dazi statunitensi, dollaro per dollaro». E così è stato. All’indomani dell’offensiva commerciale scatenata da Donald Trump, il Canada ha annunciato la propria rappresaglia: a partire dall’8 settembre, saranno imposte tariffe dal 15% al 50% su una serie di prodotti americani. Il ministro delle Finanze, François-Philippe Champagne, ha annunciato dazi per un valore complessivo di 20 miliardi di dollari, pari a 27,6 miliardi di dollari canadesi. Le nuove tariffe colpiranno circa 700 prodotti statunitensi e riguarderanno, tra gli altri, acciaio, prodotti lattiero-caseari, elettrodomestici, dispositivi elettronici, prodotti ittici, abbigliamento e legname.
Pronto un piano di aiuti per lavoratori e imprese
Parallelamente alla rappresaglia commerciale, il governo canadese ha annunciato un pacchetto di aiuti da 5,4 miliardi di dollari destinato ai lavoratori e alle imprese maggiormente colpiti dall’ultima ondata di dazi americani. «Il Canada sta affrontando una sfida senza precedenti», ha detto Champagne, assicurando però che «i canadesi sapranno essere all’altezza della situazione», perché «quando il Canada è unito, nulla può fermarci». L’obiettivo di Ottawa è attutire l’impatto delle tariffe americane sulle aziende canadesi e, allo stesso tempo, sostenere un’economia che il governo vuole rendere via via meno dipendente dal mercato statunitense.










