Durante le ondate di calore che hanno colpito il nostro Continente tra maggio e luglio, sono morte almeno 35mila persone in più rispetto a quanto accade normalmente. E la cosa che più preoccupa è che i dati da cui emerge questo numero rappresentano solo parzialmente il quadro europeo, poiché incompleti e relativi a poco meno della metà dei Paesi. Se a questo si aggiunge il fatto che dovranno essere calcolati anche i casi di agosto, mese in cui le temperature hanno continuato a battere ogni record in Europa, il conto dei morti legati alla crisi climatica rischia quindi di essere molto più pesante di quello che emerge dalle prime stime disponibili. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, la mortalità legata al caldo nella regione europea è aumentata di oltre il 30% negli ultimi 20 anni ed è destinata a crescere significativamente a causa della crisi climatica e dell’invecchiamento della popolazione.
A lanciare l’allarme è stato il Guardian, elaborando i dati resi attualmente disponibili dai diversi monitoraggi nazionali. Realizzare delle stime della mortalità legata all’aumento delle temperature è fondamentale, perché il calore raramente viene indicato come causa diretta di decesso. Nella maggior parte dei casi, il caldo estremo aggrava condizioni di salute preesistenti, come malattie respiratorie o cardiovascolari, e le vittime muoiono per infarto, ictus o insufficienza renale. L’attribuzione definitiva dei decessi può richiedere settimane o addirittura mesi.










