Di: ATS/Spa L’ex sindaca di Bregaglia e oggi consigliera nazionale Anna Giacometti (PLR) non disponeva delle conoscenze per valutare il rischio di frana del Pizzo Cengalo di nove anni fa, secondo il suo legale Patrick Dietrich. L’accusa mossa nei suoi confronti è pertanto a suo avviso del tutto ingiustificata.Anna Giacometti, all’epoca della frana sindaca del Comune di Bregaglia, si è fidata delle raccomandazioni dei funzionari cantonali e del geologo per decidere il da farsi in Val Bondasca. L’avvocato ha citato la riunione del 14 agosto 2017 nel Municipio a Promontogno, durante la quale i rappresentanti del Comune vennero informati da uno dei funzionari cantonali sulla situazione. Allora la chiusura dei sentieri non venne raccomandata. Tutti i presenti appoggiarono le raccomandazioni degli esperti.
Il geologo esterno in una mail del 10 agosto 2017 raccomandò ai funzionari cantonali di chiudere preventivamente la Val Bondasca. Giacometti non venne però mai a conoscenza di quest’informazione, ha aggiunto l’avvocato.
“Un Comune non ha i mezzi e l’esperienza per valutare il rischio di una frana. Nel 2017 era il Cantone che aveva il lead in questo settore. Al Comune spettava invece decidere se chiudere la valle”, ha spiegato il legale, spostando quindi la responsabilità sui funzionari cantonali. Ha inoltre sottolineato, come già menzionato lunedì dalla stessa Giacometti, che la sindaca non era coinvolta nella valutazione dei pericoli.Rischio per sindaci in regioni alpineLa difesa ha contestato tutte le accuse mosse contro l’allora sindaca. “Giacometti ha seguito i consigli dell’Ufficio cantonale foreste e pericoli naturali, non contro il suo dovere, ma con senso del dovere”, ha sottolineato l’avvocato.







