Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiLe vittorie a sorpresa di Abdul el-Sayed alle primarie democratiche del Michigan, e della socialista arrabbiata Angie Nixon in Florida, insieme a molte altre, confermano una inquietante metamorfosi all'interno dell'elettorato americano. Potremmo tradurla con lo slogan "a radicale, radicale e mezzo". Se cioè il rappresentante del partito avversario (in questo caso il presidente repubblicano Trump) ricorre agli argomenti populistici più sfrenati, il modo migliore per batterlo è rincarare la dose in direzione opposta.

Detto fatto, ecco presentarsi sulla scena democratica del Michigan (cosiddetto Swing State, politicamente sempre in bilico) un candidato come el-Sayed. Capace di sconfiggere con pochi mezzi le sue avversarie, nonostante l'appoggio dell'establishment e gli ingenti finanziamenti ricevuti da queste ultime, però su posizioni moderate e centriste. Quanto a lui, giovane, colto, musulmano di origine egiziana, dichiaratamente ispirato dall'ormai famoso sindaco di New York Zohran Mamdani, si propone come interprete di un diffuso sentimento giovanile estremista.

Trump e i suoi MAGA potranno pure definire la Nixon "una matta" ed el-Sayed "sfigato comunista", la cosa non disturba affatto quelli come loro, anzi è utile a galvanizzarne l'elettorato. Che non vede l'ora di imporre all'America intera i capisaldi ideologici mass-radicali: sanità gratuita, imposta patrimoniale, blocco dei finanziamenti a Israele, liberazione della Palestina con riconoscimento di Hamas, riforma che ridimensioni i poteri della polizia, nuovo Green Deal per scongiurare il riscaldamento globale. Fra i suoi sostenitori, naturalmente, ci sono i grandi nomi della estrema sinistra democratica, come la Ocasio-Cortez, vari blogger che innalzano la bandiera di Che Guevara, e in prospettiva non mancherà una sfilata di stelle hollywoodiane.