«Le lezioni avranno inizio il 1° settembre 1946» annunciava il bando di concorso. Non una data qualsiasi (il primo settembre di quiete dopo la guerra) e non un concorso qualsiasi: l’Italia era ancora in macerie e già si pensava a rinascere anche attraverso la cultura, lanciando a Milano la “Scuola di perfezionamento per giovani artisti lirici presso il Teatro alla Scala” da affiancare alla “Scuola di ballo” fondata nel 1813. Artefici dell’iniziativa, ArturoToscanini – che l’11 maggio aveva diretto il concerto di inaugurazione del Piermarini ricostruito – e Antonio Ghiringhelli, allora commissario straordinario. Fra i consulenti, i compositori Umberto Giordano e Ildebrando Pizzetti.

«Era un’epoca di fermento, di voglia di ricominciare e non ci si può preoccupare del futuro senza valorizzare la propria tradizione (l’opera, si sa, l’abbiamo inventata noi) e senza provvedere a formare i talenti» spiega Luciana D’Intino, “glorioso mezzosoprano” (copyright Sunday Times) e attuale responsabile didattica della “Accademia di perfezionamento per cantanti lirici”. Sì, perché questa è la denominazione ufficiale dal 1997, dopo il rilancio voluto dal sovrintendente Carlo Fontana e da Riccardo Muti (e dopo il periodo 19531989, in cui era stata ribattezzata “Scuola dei Cadetti della Scala”).