Il caso Lavitola
Aldo Torchiaro
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Il romanzo alle vongole su Lavitola e Ranucci si arricchisce di nuove date utili a chiarirne i contorni. Sul piano giudiziario, è fissata per il 7 settembre l’udienza davanti al Tribunale del Riesame per Valter Lavitola, accusato di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci. I suoi difensori, Sergio e Arturo Cola, hanno annunciato che l’ex editore e imprenditore dovrebbe rendere dichiarazioni spontanee. Il Riesame dovrà pronunciarsi sulle esigenze cautelari e sull’aggravante del metodo mafioso contestata. Potrebbe essere fissato anche l’interrogatorio davanti ai pm dei quattro arrestati il 30 giugno, accusati di essere gli esecutori materiali dell’attentato. Più avanti sarà invece ascoltato Ranucci, come persona informata sui fatti. I carabinieri del Nucleo investigativo stanno intanto esaminando le chat tra il conduttore e Lavitola: anche da quelle conversazioni potrebbero emergere elementi utili per l’audizione.
Poi c’è l’altra partita, quella mediatica. Ranucci ha confermato che oggi sarà reso noto il nome del successore che prenderà il suo posto alla guida di Report. E ha accompagnato la notizia con una nuova dose di vittimismo: «Oltre duemila articoli che appartengono a una character assassination che forse non ha precedenti nella storia del nostro Paese, ma forse anche a livello mondiale». Non c’è speranza di recuperare una dimensione corretta delle cose, a breve. Tutto fuori scala, quando si tocca Ranucci. È questo, ormai, il punto curioso della vicenda: Ranucci conduce una trasmissione nata per fare domande scomode a tutti, ma quando le domande riguardano lui, diventano insolenza. Non va discusso il suo ruolo. E non si possono mettere in discussione le sue scelte, i suoi rapporti, i suoi compensi o la gestione della trasmissione senza che si invochi immediatamente la delegittimazione. Che lui scrive con due G, in un post sui social assai sintomatico di uno stato d’animo poco sereno.













