Un rapporto del Congressional Research Service ricostruisce l’aumento delle operazioni attribuite alla Russia lungo il fianco orientale della Nato. Polonia e Paesi baltici sono tra i bersagli più esposti: sabotaggi, cyberattacchi, interferenze politiche e operazioni affidate a intermediari. Una pressione che resta sotto la soglia del conflitto aperto, ma che a Bruxelles e nelle capitali alleate viene ormai considerata parte stabile del confronto con Mosca

A nord e a ovest dei suoi confini, la Russia conduce da anni un confronto molto meno visibile, fatto di sabotaggi, intrusioni informatiche, campagne di influenza, violazioni dello spazio aereo e operazioni contro infrastrutture sensibili. Polonia e Repubbliche baltiche sono diventate uno dei principali terreni su cui questa pressione viene esercitata.

A metterla in fila, è un rapporto del Congressional Research Service (Crs), il servizio di ricerca indipendente del Congresso americano dal nome Russian Hybrid Warfare Activities in Europe: Considerations for Congress. Il documento è stato ripreso dal Uk Defence Journal, che ne sottolinea soprattutto le conclusioni relative al fianco orientale della Nato.

Il quadro riguarda sei Paesi alleati – Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania e Bulgaria – accomunati dalla vicinanza geografica alla Russia o alla Bielorussia e dal sostegno fornito a Kyiv dall’inizio dell’invasione su vasta scala. Secondo uno degli studi citati dal Crs, il numero delle operazioni ibride russe registrate in Europa sarebbe quadruplicato tra il 2023 e il 2024. Un’altra ricostruzione ha censito almeno 151 episodi riconducibili o attribuiti alla Russia tra febbraio 2022 e marzo 2026.