“Gli altri partiti con la legge di bilancio finanziano sagre di paese, noi progetti per il recupero della scrittura e per la democrazia nei Balcani. Mi sembra più interessante”. Raggiunto dal Fatto, Carlo Calenda rivendica il maxi-contributo pubblico regalato dal suo partito alla Fondazione Luigi Einaudi, il think tank liberista che sosterrà la sua corsa alle prossime Politiche: come abbiamo raccontato, grazie a due emendamenti di Azione alla manovra, l’ente riceverà 1,2 milioni in due anni per progetti quali “l’attivazione di scuole di liberalismo nelle repubbliche balcaniche” e “lo svolgimento di attività di studio e ricerca sul valore della scrittura in corsivo”. Un finanziamento che pone una seria questione di opportunità, visto il recente patto elettorale tra i due soggetti: il presidente della Einaudi, l’avvocato Giuseppe Benedetto, ha esortato le forze liberali a coalizzarsi intorno a Calenda, il quale, in più interviste, ha indicato la Fondazione come parte della futura coalizione centrista. Interpellato, l’ex ministro ora aggiusta il tiro: “La Fondazione Einaudi non può essere un soggetto politico né lo vuole essere. È un nostro riferimento culturale, come erano un tempo le fondazioni per tutti i partiti. Non so nemmeno se avremo dei candidati a loro riferibili”, dice. Perché allora citarla come un membro della coalizione? “Ho citato uno dei soggetti della nostra area di riferimento, con cui stiamo facendo battaglie comuni molto belle e importanti. Ma per statuto non possono fare politica”, risponde.