Massimiliano Caramazza, libero professionista cuneese malato di Sma - patologia neurologica incurabile che l’ha costretto a muoversi in carrozzina fin da bambino -, è il consulente che il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ha voluto nella sua squadra come esperto di tematiche relative alla disabilità. Diciamocelo chiaramente: quando ti muovi con una carrozzina elettronica con qualche quintale di stazza e un’autonomia che richiede la logistica di una missione spaziale della Nasa, l’idea del «viaggio improvvisato» semplicemente non esiste. Serve la pianificazione meticolosa. Esiste la ricognizione preventiva sulle mappe, un po’ come se, ogni volta, dovessi attraversare un territorio inesplorato. E poi esiste la realtà, che spesso spariglia le carte. Sono appena tornato dal mio secondo viaggio in Sicilia (che una volta non basta, ma nemmeno due). Ma no, non sono qui per ammorbarvi con il classico diario di bordo da turista, la galleria fotografica delle granite alla mandorla o il resoconto dettagliato delle temperature di agosto. Voglio raccontare questo viaggio per un motivo diverso: dimostrare come una persona qualsiasi con una disabilità grave possa comunque macinare chilometri e prendersi il mondo, a patto di organizzarsi. E di accettare che l’inaspettato fa parte del pacchetto. La Sicilia è un’esperienza che ti spiazza. Da un lato c’è una natura prorompente che ti toglie il fiato e una stratificazione culturale che ti schiaccia per bellezza; dall’altro un’urbanistica che, per usare un eufemismo ed essere generosi, sembra talvolta progettata da un architetto con la passione per il parkour estremo. Strade che sfidano le leggi della fisica, marciapiedi che appaiono e scompaiono come miraggi nel deserto, palazzi storici mozzafiato ma custoditi da scalinate che ricordano quelle dei templi Maya. Da viaggiatore pragmatico - e decisamente poco incline al campanilismo o al nazionalismo a tutti i costi - mi ritrovo spesso a pormi la stessa domanda: come è possibile che all’interno dello stesso Paese esistano abissi di differenze infrastrutturali così profondi? La risposta breve è che non dovrebbe essere così. La risposta lunga è che, dove la norma fallisce e il cemento tradisce, entra in gioco la variabile più potente di tutte: l’essere umano. Sono stato prima a Palermo e poi dieci giorni a Marsala, dove i mille iniziarono l’unità d’Italia e che in arabo significa «il porto di Dio». Un nome appropriato per un luogo pieno di fascino e bellezza. Sono spesso, per ognuno di noi, nomi su una mappa, ma ciò che rende tale un luogo non sono gli edifici ma le persone che ci vivono. Narro della Sicilia ma potrebbe essere un viaggio fatto ovunque, con normalissimi mezzi propri, ovunque in Italia. Per capire cosa renda unica la Sicilia (prendendola come esempio di cui ho conoscenza viva), bisogna prima fare un piccolo passo indietro e guardare cosa succede altrove.