Non solo il primato nelle rinnovabili, eolico e fotovoltaico in particolare. Nel Sud che sembra incarnare anche fisicamente la possibilità di diventare il più grande hub energetico del Paese, specie dopo i mutamenti geopolitici di questi anni, sembra farsi spazio ora anche la strada dei data center. Nel senso almeno che da fanalino di coda, il Mezzogiorno mostra da qualche tempo segni concreti di interesse (e di annessi progetti) verso questo genere di impianti, spinti in tutto il mondo dall’Intelligenza artificiale e ritenuti la naturale evoluzione tecnologica dei sistemi digitali per la gestione dei dati. Non siamo ancora alla svolta perché la Lombardia e Milano restano al momento irraggiungibili e l’Italia è partita comunque in ritardo (attualmente sono connessi alla rete gestita da Terna solo 8 data center come specifiche unità di consumo e 3 di essi sono entrati in servizio quest’anno mentre altre 4 connessioni sono in via di autorizzazione, tutte concentrate in Lombardia). Ma la previsione contenuta nel rapporto di fine 2025 del Mimit, il ministero delle Imprese e del Made in Italy, pare oggi più vicina.
I NUMERI «Un investimento mirato nel Sud migliorerebbe la distribuzione geografica dei nodi, aumenterebbe la capillarità dei servizi e ridurrebbe il rischio di interruzioni su larga scala» aveva indicato il dicastero a novembre dello scorso anno; e i dati di Terna relativi alle richieste di allacciamento dei nuovi data center alla rete elettrica nazionale, chiave di lettura inequivocabile per capire cosa sta succedendo, incoraggiano questo obiettivo. Nel senso che Puglia, Sicilia, Basilicata e Campania, le regioni meridionali più attrezzate sul piano energetico e dello sviluppo industriale, hanno battuto più di un colpo. Ad agosto, come riferisce il Sole 24Ore, sono state presentate a Terna 8 nuove domande di cui 3 provenienti da Puglia (2) e Sicilia (1) mentre a luglio erano state 17 delle quali 2 provenienti dalla Campania, altrettante dalla Basilicata e 1 a testa da Sicilia e Puglia.Aeronautica civile, asse per lo sviluppo del SudSi tratta di richieste, come detto, che non sempre precedono l’avvio dell’iter per l’accesso alla rete ma il segnale, come detto, non va trascurato in prospettiva, anche perché dimostra che il Sud non vuole fare più da spettatore a quella che gli esperti hanno definito la “corsa ai data center” made in Italy, il cui picco resta saldamente nelle aree del Centro-Nord. È vero che delle 531 domande giunte complessivamente a Terna nel 2026 (erano state 215 nello stesso periodo del 2025), solo 15 hanno raggiunto uno stadio procedurale prossimo alla meta finale ma è altrettanto vero che ormai da mesi gli esperti indicano nel Mezzogiorno l’area nella quale si deve investire nei data center e non solo perché la disponibilità di aree, soprattutto dismesse, e di fonti di energia rinnovabile apre forti margini di convenienza sul piano economico.LA NOVITÀ Il Mimit ha spiegato che la vera novità è che il Mezzogiorno diventa strategico perché molti dei fattori su cui si decidono gli investimenti del capitale digitale sono già presenti. Parliamo di dorsale in fibra piuttosto estesa, di Internet Exchange Point regionali, dei cosiddetti siti brownfield (le aree industriali dismesse o da riconvertire) e soprattutto di una collocazione geografica ideale per intercettare il traffico dati che entra in Italia. Il riferimento riguarda soprattutto la Puglia: il Mimit segnala infatti che il Mezzogiorno e la regione in particolare sono l’approdo di numerosi cavi sottomarini internazionali, tra cui BlueMed, 2Africa, SeaMed e Quantum Cable, una concentrazione di infrastrutture che può trasformare il Sud in un hub digitale strategico per il Mediterraneo, ponte tra Europa, Africa e Asia. In termini geopolitici e industriali. In altre parole, il futuro dell’area può dipendere proprio dalla vicinanza ai corridoi internazionali dei dati. La Puglia, come detto, gioca un ruolo centrale: nel rapporto di fine 2025, il ministero la considera come la regione più appetibile per gli investitori, anche perché qui la domanda di energia cresce più rapidamente che nel resto del Mezzogiorno. Inoltre, Bari, Otranto e San Foca compaiono nella mappa degli approdi come nodi di una rete già proiettata sul Mediterraneo orientale e sui flussi internazionali. In sostanza, come detto, non è solo una questione di spazi ma anche e soprattutto di prossimità ai cavi sottomarini che trasportano i dati di una fetta importante del mondo configurabile nei Paesi dell’area euromediterranea considerata sempre più decisiva per le sorti del pianeta.






