Mezzana Bigli Pianura Padana, agosto 2026. Il sole batte i 38 gradi, ma nell’ultimo scampolo di Lomellina, a poche centinaia di metri dal Po, c’è un posto in cui si continua a stare freschi. Su una tavola da wakeboard, principalmente, ma anche a mollo nel laghetto balneabile o in canoa, oppure sdraiati sotto un baldacchino che fa ombra sulla spiaggia. Si chiama “Le Bateau”, ed è un’oasi che chi non conosce, deve cercare bene per trovare. Nata cinque anni fa con una postazione (anzi, un alinea) da wakeboard e poco altro, oggi è un circolo attrezzatissimo e aperto a tutti, con due linee, un bar, un camping e un glamping (cioè una versione più confortevole e romantica del campeggio tradizionale), 16 zone attrezzate per il barbecue, campo da beach volley e area per il paintball. Ma non solo: è anche un posto in cui si organizzano eventi di ogni genere, legati allo sport ma anche alla musica, con un paio di appuntamenti diventati veri e propri festival. A Le Bateau non sembra neanche di stare in Italia, soprattutto in questo periodo, in cui a parcheggiarsi in riva al lago sono soprattutto turisti stranieri. L’aria che si respira è un po’ hippie e un po’ hawaiana, ma è subito familiare. Si entra con una tessera annuale da 10 euro e ci si può godere una giornata di relax, imparare una nuova disciplina o divertirsi con gli amici. A gestire il posto, di proprietà della famiglia Radice Fossati, è un’associazione guidata da Fabio Concina (che, oltre ad essere membro della nazionale italiana è anche campione in carica per la categoria over 30), Iacopo Spagna e Ettore Grassi. Sta aperta tutto l’anno, tranne un mese e mezzo tra gennaio e febbraio in cui i tre si trasferiscono in Thailandia per fare formazione e migliorare nel loro sport, che nei mesi invernali si trasferisce in massa nel Sud Est asiatico. Sono infatti tutti e tre istruttori di wakeboard certificati, come chiunque faccia lezione da loro. «Nel 2025, nell’ambito dell’intera struttura - spiega Grassi - abbiamo raggiunto quota 5500 iscritti, di cui un migliaio che vengono solo per il wakeboard. Siamo gli unici in provincia, e infatti ci siamo dovuti attrezzare per far fronte alla richiesta crescente. Abbiamo un’app (si chiama “By the wake”) per prenotare le sessioni, abbiamo due campi di allenamento divisi per difficoltà e stiamo pensando di allargarci ancora. Anche tutta la struttura che abbiamo costruito intorno nasce per offrire qualcosa in più a chi viene qui per allenarsi e, tra un lago e l’altro, ha piacere di rilassarsi o di dedicarsi ad altre attività. Anche perché le sessioni di wake sono faticose, e durano quindi 15 minuti l’una. In una giornata puoi farne diverse, ma tra l’una e l’altra qui puoi far passare il tempo». Ma come funziona esattamente questo sport? Chi vuole provare indossa giubbotto salvagente e caschetto e si infila gli scarponi fissati a una tavola che ha la forma di quella da surf, ma è molto più piccola. Afferra un manubrio fissato a una carrucola e, attraverso quello, si lascia trasportare avanti e indietro lungo una linea che, tra andata e ritorno, misura circa 150 metri. A impostare la velocità e il verso con cui la carrucola debba procedere è l’istruttore, che segue l’allievo seduto a bordo lago. Dall’inizio alla fine del percorso ci sono delle pedane che l’atleta può utilizzare a sua discrezione per fare salti, capriole e evoluzioni di ogni tipo. Ovviamente, tutto un passo alla volta. «Si comincia - spiega Grassi - imparando a entrare in acqua con la tavola, poi a tirarsi in piedi e a rimanere su. Il passaggio successivo è fare avanti e indietro, e poi pian piano si aggiungono i tasselli: non c’è limite alla difficoltà che si può raggiungere, ma ciascuno si ferma dove vuole. Per iniziare non ci vuole una particolare prestanza fisica, non serve nemmeno saper nuotare. Lo possono fare anche i bambini. Io, per dire, ho iniziato a cinquant’anni, e tra i nostri allievi c’è anche un ragazzo ipovedente. Lo guidiamo con la voce, lo aiutiamo tenendogli la tavola come facciamo con i bambini, ma riesce a farlo anche lui e soprattutto si diverte moltissimo. Quando dico che è uno sport per tutti lo intendo davvero: esiste anche il wakeboard paralimpico, che si pratica grazie a seggiolini e telai speciali fissati alla tavola». Non bisognerà quindi essere dei fenomeni di atleticità, ma qualcosa bisogna fare per rimanere sulla tavola. «Certo - ride Grassi - ma uno dei nostri istruttori dice sempre, estremizzando un po’, che il wakeboard è uno sport “per pigri”. Nel senso che se ti irrigidisci, se fai forza, se cerchi di strafare, ti affatichi e basta. Soprattutto all’inizio bisogna rimanere morbidi, assecondare i movimenti, lasciarsi trasportare senza paura. Ah beh, dimenticavo: puoi non saper nuotare perché il giubbotto e la tavola ti tengono su, ma non devi aver paura dell’acqua, perché cadere è normale». Anche se si riesce a seguire i consigli, però, la fatica si sente, ed è per questo che le sessioni sono brevi. «Per 15 minuti - spiega Grassi - stai comunque in tensione con tutto il corpo: braccia, gambe, schiena. E quindi dopo un po’ sei indolenzito, e non avresti più l’energia di continuare. Quindi si scende dal wake, si fa una pausa e poi si può ricominciare».
Lomellina paradiso del wakeboard: a Mezzana Bigli si vola sull’acqua
Il circolo Le Bateau è un’oasi degli sport con la tavola: «Siamo gli unici in provincia»








