di

Anna Gandolfi

A sud del lago artificiale milanese c'è l'unico quartier generale per surf e wakeboard: «Vengo qui al posto di andare in palestra»; «Ho comprato casa, per risparmiare le mie ferie sono qui». I gestori di Wakeparadise: «Ad agosto nel 2019 era il deserto, quest'anno entrano almeno 100 persone al giorno»

Sfondo: aeroporto di Linate, via vai di aerei. Primo piano: onda di due metri, un temerario buca il muro d’acqua. Giunto a riva, butta lì la massima di giornata: «Quelli (i passeggeri) si sorbiscono sei ore di volo per fare ciò che noi facciamo qui dietro casa. Ma è bello qui, non le pare?». In effetti, nonostante il termometro segni gli ormai soliti-temibili-inscalfibili 38 gradi all’ombra, sull’Idroscalo soffia la brezza, cosa insospettabile quanto il colore turchese del lago alle porte di Milano. Torniamo a lui, tavola sottobraccio: è un manager nato in Brianza ma stanziale a Chiasso. Si chiama Daniele Tarabini e con i suoi 63 anni è un veterano del surf: «Ho cominciato a 20 anni. Quando rientro dalla Svizzera questa è la mia tappa». Poco dopo si butta in acqua uno che parecchie ore di volo se le è, in verità, fatte. Andy, cinquantenne businessman fresco di trasferimento a Milano da San Francisco con i due figli a seguito, racconta che «nel mio palazzo un vicino ha detto che l’Idroscalo è il “mare di Milano”: ho voluto vedere. Gorgeous». Parola di californiano. Se il mare dei milanesi è grande e costellato da lidi, questa ne è la Venice Beach.