Il generale non è più solo. Una cosa è scrivere in un libro la propria visione del mondo, un’altra è tradurla in un partito politico. Dove ci sono altre persone, con visioni del mondo differenti. Dal numero di MillenniuM di agosto, dedicato all’ascesa di Roberto Vannacci e all’esercito (politico) dei vannacciani, è nato un dibattito interno a Futuro nazionale. Da una parte Luca Sforzini, presidente del Centro studi Rinascimento nazionale, che si propone come think tank della nuova formazione. Dall’altra Roberto Jonghi Lavarini, noto a Milano e non solo come “il barone nero“, di incrollabile fede missina e sempre vicino all’estrema destra.

“A certe chat interne non partecipo, ma chi le legge mi parla di gente che scrive cose terribili”, ha detto Sforzini al nostro Ettore Boffano, che per il mensile diretto da Peter Gomez è andato a trovarlo nel suo maniero di Castellar Ponzano, nel tortonese. Peraltro poco dopo l’intervista sono davvero uscite chat interne ad altissimo tenore razzista e antisemita. “Il crinale è questo: o portiamo quelle persone nel campo giusto o sarà peggio per il Paese”, continuava. Ex repubblicano ai tempi di Giorgio la Malfa, poi leghista ma contro “gli eccessi del secessionismo”, massone dall’età di 26 anni, Sforzini si proclama per una destra “polifonica e liberale” e si dice sicuro che Vannacci sceglierà di stare lontano “dagli estremismi e dalla propaganda”. Di Hitler e Mussolini dice di pensare “tutto il male possibile”, cosa per nulla scontata in un movimento che annovera personaggi come Checco Lattuada, intercettato dalla Digos mentre partecipava a una “festa di compleanno” del Führer nel varesotto o Mauro Giannini, sindaco di Pennabilli (Rimini) noto per frasi come “sono nato in camicia nera, morirò in camicia nera” (di loro e molti altri potete leggere su MillenniuM).