Fitto rilancia dal Meeting di Rimini la strategia europea del “right to stay”: per fermare lo spopolamento delle aree interne servono servizi, investimenti e una nuova flessibilità nell’uso delle risorse. L’obiettivo è garantire ai cittadini la libertà di restare, partire o tornare, senza trasformare la permanenza in un obbligo. E nel nuovo bilancio Ue 2028-2034, semplificazione e capacità amministrativa saranno decisive per non lasciare indietro i territori più fragili
Il futuro delle aree interne passa dalla possibilità di scegliere. Restare, partire, tornare: purché la decisione sia davvero libera e non dettata dalla mancanza di alternative. È questo il filo conduttore dell’intervento di Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la Coesione e le Riforme, al Meeting di Rimini, dove ha partecipato al panel “L’Italia delle aree interne: declino o sviluppo?” insieme, tra gli altri, al presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti.
Dal palco della Fiera di Rimini, Fitto ha rilanciato uno dei dossier su cui Bruxelles sta lavorando: la strategia europea del “right to stay”, il diritto a rimanere nei propri territori. La Commissione, ha spiegato, sta lavorando al documento che dovrebbe essere presentato tra la fine del 2026 e i primi mesi del 2027. Ma il concetto, nelle parole di Fitto, va maneggiato con attenzione: “Non deve esserci un obbligo di rimanere”, bensì la possibilità di scegliere. “Per poter fare questa scelta libera bisogna creare le condizioni per poterlo fare”.








