«Sono stato inondato di messaggi di affetto, di solidarietà, di vicinanza umana, dai colleghi, dalla gente, già dalle 7 del mattino. C’è pure chi mi ha chiamato offrendomi un premio: “Glielo diamo noi”». In un Paese in un cui un premio non si nega a nessuno, Leo Gullotta racconta com’è stato il “giorno dopo” lo «schiaffo» del premio della Fondazione Taormina Arte annunciato dalla direttrice artistica Simona Celi - il commissario straordinario dell'ente è Bernardo Campo, il sovrintendente è Felice Panebianco - e poi negato, diventato caso nazionale. «Ringrazio tutti per l'attenzione umana - prosegue con un sorriso Gullotta - ma aldilà dei premi, spero si capisca che alzare il ditino, ogni tanto, e dire con civiltà: “Non sono d’accordo”, fa scoprire qualche cosetta. Ed è positivo perché appunto stiamo parlando di civiltà e di diritti».

Gullotta, che più volte ha espresso critiche sulla politica culturale della destra, dopo aver avuto annunciata la consegna di un premio nel corso della serata del 3 settembre per i 50 anni di teatro di Taormina Arte, sparisce dall’elenco dei premiati (i nomi presentati sono 11 sui 12 annunciati, tra i quali quello di Giancarlo Zanetti, marito della Celi, attore e direttore artistico. Il 12esimo era l'attore catanese?) e l’altro ieri ha denunciato: «Una “manina destra”, figlia dell'amichettismo, mi ha cancellato, dietro c’è la Regione», contestando «il metodo, la modalità di comportamento. Avrei preferito un confronto diretto, non di essere escluso nascondendo la mano».