Venezia, 24 ago. (askanews) – I suoi flussi d’acqua o di fuoco digitali sono stati una sorta di marchio di fabbrica ed è stato uno dei primi artisti in Italia a usare il video come pratica a tutto tondo. Fabrizio Plessi è morto a 86 anni dopo avere attraversato da protagonista decenni di storia dell’arte contemporanea.
“Un cerchio d’acqua e un cerchio di fuoco non sono altro che un cerchio d’acqua e un cerchio di fuoco. Però dietro hanno l’esperienza di 50 anni di ricerca”. Ci diceva così Plessi nel 2015 presentando una nuova serie di opere per Banca Generali, sottolineando il lavoro fatto sulle forme e sugli stati della materia. Una ricerca, la sua, che ha toccato i grandi temi dell’arte del secondo Novecento, ma che non sempre ha trovato riconoscimento da parte della critica. In particolare, ci raccontava, avrebbe voluto che fosse notata una vicinanza tra il suo lavoro e l’Arte povera, ma a livello ufficiale non è successo.
Le opere di Fabrizio Plessi, che era nato nel 1940 a Reggio Emilia e ha insegnato a lungo in Germania, hanno comunque girato il mondo e la sua stessa presenza a Venezia era diventata una sorta di caratteristica della città lagunare, che osservava dal suo grande studio alla Giudecca.











