La sgrammatura si ha quando viene venduta una quantità inferiore di prodotto in una confezione simile e allo stesso prezzo di prima. Nuove regole disciplinano ora il fenomeno. Dovrebbero aumentare la trasparenza e tutelare i consumatori. Saranno efficaci?

Nuove regole sulla shrinkflation

Dal 15 luglio è in vigore la nuova disciplina italiana sulla “shrinkflation”, in italiano sgrammatura, ovvero i casi in cui un prodotto viene commercializzato in una confezione sostanzialmente invariata, ma con una quantità inferiore e allo stesso prezzo di vendita. L’intervento è volto a tutelare i consumatori, aumentando la trasparenza. Ma la norma è davvero efficace?

A livello europeo non esiste una disciplina armonizzata sulla shrinkflation. La tutela dei consumatori si fonda principalmente sull’obbligo di indicare il prezzo di vendita e il prezzo per unità di misura e su regole riguardo le pratiche commerciali scorrette.

La nuova disciplina italiana introduce nel Codice del consumo l’articolo 15-bis, che impone un obbligo informativo quando la riduzione della quantità comporta un aumento del prezzo per unità di misura imputabile al produttore, a confezione sostanzialmente invariata. I produttori devono comunicare il cambiamento ai distributori, mentre i commercianti al dettaglio sono tenuti a renderlo visibile ai consumatori mediante avvisi nel punto vendita o sui canali di vendita online, per un periodo di tre mesi. Prima dell’Italia, altri paesi europei avevano già introdotto specifici obblighi informativi: Francia, Ungheria e Romania dispongono di normative dedicate dal 2024.