È un Piero Lissoni commosso quello ritratto da Veronica Gaido, sua moglie e fotografa, con i suoi collaboratori. Tutti in blu: «Detesto il nero». L’occasione sono i quarant’anni dello studio, oltre cento persone tra Milano e New York. «Quando li ho visti arrivare mi sono detto: ma questi chi sono?». Poi si fa serio: «Ne vado fiero, non avrei immaginato di arrivare fin qui». Tutto comincia da un tavolo da cucina, pochi strumenti da disegno e un fax: «Ai tempi dell’università facevo il tiralinee in uno studio che progettava quella che avrebbe potuto essere l’alternativa di Ikea: Casa Kit. Tra i produttori c’era Paolo Boffi. Mi laureo nel 1986 e Paolo si ricorda di me. Partiamo dal basso: grafica, cataloghi, prime presentazioni. Poi arriva Roberto Gavazzi, il trio si completa e comincia l’avventura».

Le collaborazioni si moltiplicano: Porro, Living Divani, Matteo Grassi, Cassina, Flos, Kartell, Lema. «Eppure mi sento ancora il ragazzo che disegnava con il compasso sul tavolo da cucina». Voleva fare l’architetto, «una professione allora molto venduta», dice. «Ho scelto di stare dall’altra parte: art director e designer, così le aziende mi scelgono perché sono capace». Lo studio oggi è “XL”, quaranta in numeri romani, ma anche extra large.