Immaginate la scena, perché con ogni probabilità è già successa. Un lunedì di fine agosto, la valigia ancora da disfare o già rifatta, qualcuno apre ChatGPT e chiede una cosa banalissima: come si toglie una macchia di resina da una maglietta, quale portatile comprare al figlio che a settembre entra in quinta ginnasio, se conviene una caldaia a condensazione. La risposta arriva come sempre, ordinata, paziente, gentile. Poi, sotto, compare un riquadro. C'è scritto "sponsorizzato".

Non è un errore, non è un aggiornamento passato inosservato. Da oggi, lunedì 24 agosto 2026, OpenAI accende ChatGPT Ads in 31 mercati europei, Italia compresa. Decine di milioni di persone in Europa vedranno per la prima volta un annuncio pubblicitario dentro una conversazione con un chatbot. È il più grande allargamento geografico mai fatto dalla piattaforma, che passa in un colpo solo da una manciata di Paesi a circa quaranta.

Sembra una notizia da addetti ai lavori. Non lo è. È il momento in cui una delle abitudini più intime nate negli ultimi tre anni, parlare con una macchina come si parla a un amico competente, smette di essere uno spazio privato e diventa anche uno spazio commerciale.

Chi vedrà gli annunci e chi no