Mentre da parte ucraina si insiste soprattutto su un cessate il fuoco, in modo che i negoziati avvengano a bocce ferme e senza la minaccia di attacchi improvvisi, da parte russa si avanzano richieste che pregiudicano gli stessi negoziati, svuotandoli di senso

lunedì 24 agosto 2026

di Stefano Silvestri

È nel 2022, poco dopo l’inizio dell’aggressione militare russa, che sono iniziati contatti diplomatici e incontri internazionali per arrivare a veri negoziati di pace tra Russia e Ucraina. Finora sono tutti falliti. Ora Volodymyr Zelensky annuncia una sua nuova iniziativa, appoggiata dagli Usa e da altri stati. Cosa deciderà Vladimir Putin? Il problema maggiore si è rivelato quello delle precondizioni richieste dalle parti prima di iniziare un dialogo. Mentre da parte ucraina si insiste soprattutto su un cessate il fuoco, in modo che i negoziati avvengano a bocce ferme e senza la minaccia di attacchi improvvisi, da parte russa si avanzano richieste che pregiudicano gli stessi negoziati, svuotandoli di senso. Così ad esempio Kiev dovrebbe riconoscere preventivamente la legittimità della annessione russa della Crimea (avvenuta nel 2014). Dovrebbe anche accettare, di fatto, l’annessione delle province del Donetsk (ancora in parte in mano ucraina), del Luhansk, della parte occupata militarmente della Zaporizhzhia e di Kerson. Non sono gli unici ostacoli. La Russia richiede uno statuto neutrale dell’Ucraina (anche se nel 2022 quando iniziò l’invasione l’Ucraina era già uno stato neutrale, ma la cosa non le fu molto utile…), un diritto di sorveglianza sulla sua politica estera e di sicurezza, una severa limitazione delle sue forze armate e dei sistemi d’arma a loro disposizione, e così via. Infine un punto ricorrente in tutte le richieste russe è quella che Mosca chiama la “de-nazificazione” della società e del governo ucraino: una definizione generica ed assurda che in realtà apre la porta ad una continua e profonda intromissione russa negli affari interni ucraini. Da parte di Kiev non vi è naturalmente alcuna propensione ad accettare tagli territoriali, né di diritto né di fatto, senza aver prima raggiunto un accordo sulle garanzie concrete (e non solo verbali) necessarie per evitare nuove aggressioni e sulla piena indipendenza e sovranità del paese. È improbabile che un nuovo piano di pace abbia maggior successo di tutti quelli che lo hanno preceduto, ma non è impossibile ed è comunque utile, dal punto di vista di Zelensky, compiere questo nuovo sforzo.