di

Elena Meli

Le persone con Adhd sono mosse da un’incoercibile fame di novità che in passato è stata vantaggiosa per la nostra specie. Come incanalarla oggi in modo che non diventi un limite?

E se il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, l’Adhd, fosse «solo» una iper-curiosità impossibile da mettere a tacere, che porta a distrazioni continue sull’onda dell’interesse suscitato da dettagli o suggestioni? Lo ha ipotizzato Anne-Laure Le Cunff, neuroscienziata dell’Istituto di Psichiatria, Psicologia e Neuroscienze del King’s College di Londra, che da tempo studia i processi dell’attenzione e ha teorizzato la «super-curiosità» nell’Adhd dopo aver osservato che cosa accadeva a lei per prima (e aver poi ricevuto la diagnosi).

Troppo curiosiLe Cunff in un recente saggio racconta come le capiti spesso di iniziare a lavorare su un argomento per poi notare altri spunti interessanti, prendere note su argomenti collaterali, aprire innumerevoli pagine web: in capo a un’ora si ritrova spesso a pensare a tutt’altro rispetto al lavoro iniziale, spinta da una necessità di curiosare così forte da essere quasi una pressione fisica. «Non mi sfugge l’ironia dell’aver trascorso anni a studiare i meccanismi dell’attenzione senza aver mai applicato la stessa lente analitica su di me», ammette Le Cunff, che con la sua ipotesi dell’eccesso di curiosità spiega perché non tutte le persone con diagnosi di Adhd si trovano sempre in difficoltà: «La maggior parte fa fatica in situazioni che limitano l’autonomia o richiedono un’attenzione continua su compiti predefiniti, senza possibilità di esplorazioni collaterali», osserva. «In situazioni in cui ci sono elementi di novità, urgenza o incertezza, invece, la stessa tendenza all’impulsività e a non concentrarsi può diventare positiva, aiutando a risolvere problemi con creatività». Quando la curiosità viene stimolata, la tendenza a seguirla può insomma diventare un vantaggio.