Nata a Caserta nel 1996, Giulia Della Cioppa è una delle voci più intense, originali e interessanti della nostra nuova narrativa. Ha esordito con Ventre, per Alter Ego; romanzo oscuro e duro, una prova che prometteva già una voce che nel panorama contemporaneo serve molto. Ed è da poco tornata in libreria con La mancina, Bompiani.

Un libro magnetico che usa il tennis non solo come disciplina spietata, ma come filtro per raccontare un legame viscerale e complesso: quello tra un padre e una figlia. Per raccontare il corpo e l’alterità, la giovinezza e il prezzo che c’è da pagare per riuscire a respirare in un mondo in cui pare si possa solo annegare. Al centro della storia c’è Aleni, una giovane donna plasmata per diventare una campionessa, prigioniera di un’aspettativa feroce che scambia il talento per condanna e l’affetto per ossessione.

Su uno sfondo meridionale abbacinante, Della Cioppa indaga il bisogno di riconoscimento, il desiderio di esser visti da chi amiamo, con una scrittura tagliente e commovente insieme. Un romanzo brillante che costringe a fare i conti con il significato di libertà e con le ferite invisibili che ci lasciano in eredità le persone a cui teniamo.

Della Cioppa, lei è partita da un’esperienza autobiografica: il periodo in cui ha giocato a tennis a livello agonistico. Perché?