SAVONA. «Ho tanta, tantissima rabbia in corpo. Hanno cercato di uccidere mio figlio e solo a dirlo mi vengono i brividi. Noi veniamo in Liguria in vacanza da anni, ma abbiamo da tempo messo in vendita il bungalow nel campeggio dove soggiorniamo. Il clima è cambiato: pensavo che la Liguria fosse un posto sicuro, non è più così». Daniela è la mamma di Matteo, il 19enne di Torino che nella notte di venerdì è stato pestato dal branco all’esterno di un chiosco sul lungomare di Andora. Picchiato con un’insegna stradale sradicata da un gruppo di bulli, quasi tutti minorenni. La sua “colpa” è aver difeso un’amica, che faceva parte del gruppo di amici del campeggio con cui aveva deciso di passare la serata. Dopo il ricovero in rianimazione, la buona notizia: è fuori pericolo. Oggi sarà operato al cranio per ridurre le fratture. «I medici ci hanno detto che le lesioni non sono gravi fortunatamente – spiega la madre -, ma c’è da togliere qualche scheggia e ripristinare la forma naturale della scatola cranica. Un’operazione non pericolosa, fortunatamente». Da quanti anni andate in vacanza in Liguria? «Da una vita. Matteo e l’altra mia figlia di 16 anni, durante le varie estati, sono cresciuti ad Andora. Siamo una famiglia normale: mio marito lavora al mercato e in questi giorni non c’era. Sa, essendo libero professionista non può permettersi di mancare troppo dal lavoro. Poi da qualche anno abbiamo questo bungalow nel campeggio di San Bartolomeo. Con le altre famiglie che passano le vacanze accanto a noi ci conosciamo da tempo, tante sono di Torino o provincia. Però non è più come prima».