Il 9 settembre 1956 Elvis Presley debuttò all’Ed Sullivan Show davanti a sessanta milioni di americani. Il programma più popolare della televisione portava nelle case un cantante che fino ad allora era stato giudicato inadatto alle famiglie. Dopo Don’t Be Cruel, Elvis presentò una ballata inedita: Love Me Tender. La cantò a voce bassa, languidamente, quasi immobile. Più tardi, con Hound Dog, tornò a scuotere il bacino. Ma quei tre minuti erano bastati: l’America aveva scoperto che il ragazzo accusato di corromperne i figli sapeva anche cantare una canzone d’amore.

Quel brano compie ora settant’anni. Ai tempi rimase al numero uno per cinque settimane, ma la sua importanza va oltre le classifiche: diede a Elvis un secondo volto, ne accompagnò l’esordio sul grande schermo e contribuì a trasformare una figura scandalosa in mito nazionale. Love Me Tender discendeva infatti da Aura Lea, ballata pubblicata nel 1861, all’inizio della Guerra civile americana, con musica di George R. Poulton e versi di William Whiteman Fosdick. Popolare durante il conflitto, continuò a circolare nel repertorio americano. Per il debutto cinematografico di Presley, ambientato all’indomani del conflitto, il direttore musicale Ken Darby recuperò la melodia, ormai libera da diritti, e scrisse parole nuove. L'operazione era commercialmente astuta e culturalmente perfetta: una voce che sembrava provenire dal futuro si appoggiava al passato americano. Il singolo non cancellava il ribelle, ma ne ampliava il pubblico: anche chi lo aveva guardato con sospetto poteva finalmente ascoltarlo senza sentirsi dalla parte sbagliata.