di
Valentina Rorato
I risultati di un ampio lavoro, condotto da un gruppo di ricerca dell'Università di Glasgow, dell'Università di Bristol e del servizio sanitario NHS Greater Glasgow and Clyde, pubblicato sul British Medical Journal (BMJ)
Molte donne rinunciano all'analgesia epidurale durante il parto per il timore che possa danneggiare il bambino. Un ampio studio, condotto da un gruppo di ricerca dell'Università di Glasgow, dell'Università di Bristol e del servizio sanitario NHS Greater Glasgow and Clyde e pubblicato sul British Medical Journal (BMJ), offre ora una risposta a questa preoccupazione: ricorrere all'epidurale in travaglio non si associa a un incremento clinicamente significativo dei rischi per il neonato, comprese le lesioni cerebrali, i gravi problemi respiratori, la sepsi, la morte e la paralisi cerebrale infantile. L'epidurale è considerata il metodo più efficace per il controllo del dolore durante il travaglio e può ridurre il rischio di gravi complicanze per la madre. Le prove sui suoi effetti sulla salute del neonato e del bambino restano però limitate, e proprio i dubbi sulle possibili conseguenze per il piccolo spingono alcune donne a rifiutarla. Per colmare questa lacuna, i ricercatori hanno analizzato i dati relativi a quasi 500mila nascite avvenute in Scozia in un arco di tredici anni, tra il 2007 e il 2019. Sono state incluse nello studio solo le donne che hanno partorito un solo bambino (no parti gemellari) per via vaginale o tramite taglio cesareo non programmato tra la 24esima e la 42esima settimana di gravidanza. Il ricorso all’epidurale durante il travaglio è stato di quasi una donna su 4 (il 23,2%). L'obiettivo principale dello studio è stato verificare se l'analgesia epidurale fosse associata a gravi complicanze, tra cui patologie neonatali gravi, la sepsi, un punteggio Apgar basso (un test di routine sulla salute del neonato, ndr) a cinque minuti dalla nascita, la morte entro 28 giorni e la paralisi cerebrale diagnosticata in qualsiasi momento dell'infanzia. L'analisi ha tenuto conto di diversi fattori, come l'età, l'etnia e il peso della madre, la presenza di preeclampsia o diabete, l'abitudine al fumo e il luogo del parto.






