A qualche giorno di distanza dalla rimozione del cartellone Apple con un bambino con in mano un iPhone - claim “Tutto ok, è iPhone” - e dalla segnalazione del Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza ad Agcom e alle altre autorità competenti, ora che si è spenta l’eco della polemica, sembra il momento giusto per una riflessione che vale la pena non liquidare in fretta. Non credo sia solo colpa di Apple: gli autori della campagna hanno fatto partire un dibattito utile, che affronto qui nel dialogo tra teologia pastorale, scienze della comunicazione e scienze della formazione.

Nel rapporto tra dispositivi digitali, piattaforme social e minori, i fattori in campo sono molteplici: da un lato il timore per gli effetti di un’esposizione troppo precoce su menti ancora in formazione, dall’altro i benefici di un accesso tempestivo a tecnologie ormai parte della crescita e dell’apprendimento.

La posta in gioco non può risolversi nello schieramento pro vs contro, integrati o apocalittici. Serve un’antropologia complessiva e unitaria che tenga conto anche dell’età evolutiva: un bambino non è un adulto in miniatura con un’esperienza un po’ più piccola. La sua plasticità neurale e vulnerabilità attentiva - come documentato da anni di studi di psicologia dello sviluppo - vanno rispettate: la persona umana si costruisce nel tempo dentro una rete di relazioni che la forma. L’antropologia teologica offre una chiave di lettura che, pur restando su un piano diverso, si apre in profondità alla stessa realtà: la persona umana, fatta a immagine di Dio (Gen 1,26-27), non è un dato compiuto ma una vocazione che si realizza nel tempo. Alle figure educative è richiesto uno sguardo lungo sui processi di crescita: quali frutti raccoglieremo tra dieci anni, e sapranno le nuove generazioni gestire con rispetto di sé e degli altri le proprie emozioni, forti degli attrezzi cognitivi - pensiero critico, capacità di attenzione sostenuta - necessari per la vita che le attende? Possono esserci snodi teorici condivisi tra chi giudica sostanzialmente equilibrato l’attuale rapporto tra minori e dispositivi, se ben accompagnato, e chi, come lo psicoterapeuta dell’età evolutiva Alberto Pellai, chiede un deciso rinvio dell’accesso a smartphone e social? Una domanda guida: condividiamo gli stessi parametri - alterità, temporalità, progressività - per verificare lo sviluppo di una persona? Le variabili da osservare sono chiare: età, timing, contesto, ruolo genitoriale, contenuti.