Il principe Emanuele Filiberto di Savoia non è solo figlio di un Re. Nella sua vita ha cercato di costruirsi una vita politica, si è dedicato allo spettacolo. E ci è riuscito vincendo Ballando con le Stelle e cantando al Festival di Sanremo. Ma quello è un recente passato che gli ha permesso di farlo conoscere e apprezzare. Oggi è impegnato nella valorizzazione del patrimonio storico di Casa Savoia, nella produzione di olio e vino, e in diverse iniziative culturali e benefiche. E c’è anche una squadra di calcio: il Savoia. «L’abbiamo rilevata quando era in Eccellenza insieme al mio amico Nazario Matachione e oggi è arrivata in Serie C. Abbiamo creato anche un’Academy sportiva dedicata ai giovani che vivono situazioni di difficoltà». Non si fa chiamare Presidente perché «se dovete darmi un titolo, allora chiamatemi Principe».

E poi? C’è anche un libro, uscito lo scorso giugno. Un libro dedicato a sua nonna Maria José del Belgio, l’ultima regina d’Italia, «uno dei miei angeli custodi».

Un angelo custode «anticonformista e dotata di rara intelligenza. Penso davvero che continui a esserci e, più di una volta, mi capita di voltarmi pensando che ci sia qualcosa. Poi non c’è niente, ma sono certo che la nostra anima non finisca lì».