Roma, 23 agosto 2026 - Lo Stretto di Hormuz resta il vero campo di battaglia dello scontro tra Usa e Iran. E mentre Donald Trump torna a postare su Truth la mappa dello Stretto di Hormuz (Già vista il 18 agosto), il "nuovo Territorio Usa", Teheran lancia la sfida sul passaggio strategico per il traffico energetico mondiale: "È chiuso e non riaprirà fino a quando gli Usa non cambieranno atteggiamento e rispetteranno i loro impegni", ha affermato Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, assicurando: "Devono prima compiere azioni concrete". Lo stesso Rezaei ha anche ribadito la minaccia a qualsiasi Paese che partecipi alla "guerra economica" di Washington, che sarà "considerato un nemico" da Teheran.
In un discorso tv alla nazione il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ammesso le gravi difficoltà economiche che attraversa il Paese. "Siamo in una guerra economica, militare e di sicurezza totale, ma non siamo caduti". Ma ha sottolineato: "I nostri nemici avevano previsto che l'Iran sarebbe crollato fino a diventare come il Venezuela. Questo non solo non è accaduto, ma il mondo intero è rimasto sbalordito dalla nostra resistenza, solidarietà e coesione". Concludendo: "Abbiamo firmato l'intesa perché crediamo che nulla si possa ottenere con la guerra. Non chineremo la testa davanti al nemico; risolveremo i problemi con la forza, ma guidati dalla logica", e rilanciando sullo Stretto di Hormuz: "È meglio concludere la guerra oggi, mentre siamo al potere e l'America è isolata e odiata a livello internazionale per i suoi attacchi".









