Il presidente Donald Trump torna a definire lo Stretto di Hormuz «un territorio americano» dopo le rivelazioni di stampa sulla presenza di un dispositivo militare statunitense per far transitare le petroliere nel canale meridionale dello stretto, anche se Teheran insiste nelle sue capacità di controllo dello stretto e annuncia un rafforzamento dell'arsenale militare. Il tutto avviene a pochi giorni dalla scadenza, senza esito, del periodo negoziale di 60 giorni fissato a giugno dal memorandum di intesa siglato tra Washington e Teheran, che prevedeva anche la riapertura dello stretto. Secondo media americani, nella notte tra venerdì e sabato quasi 40 petroliere sono transitate in entrata e in uscita dallo stretto attraverso il canale a maggiore profondità, per un totale stimato di 16 milioni di barili.
A Teheran la risposta alle nuove pressioni statunitensi arriva sul piano militare. L'Iran, ha dichiarato il portavoce dell'esercito, Mohammad Akraminia, «risponderà certamente in modo immediato a qualsiasi atto di aggressione», di portata «anche più ampia» dell'aggressione stessa. La dottrina militare, ha precisato, è passata «da un atteggiamento difensivo a uno offensivo», pur senza comportare «attacchi preventivi contro il nemico».








