“Abbiamo il controllo dello Stretto di Hormuz“. La rivendicazione arrivata giovedì dal segretario al Tesoro americano Scott Bessent, dopo che Donald Trump aveva promesso di dichiarare il corridoio di mare “territorio Usa”, accompagna l’annuncio di una nuova stretta economica contro Teheran che dovrebbe “far collassare il regime”. Intanto l’Iran, mentre sembra disposto a trattare per evitare l’impatto delle nuove sanzioni, continua a rivendicare la propria capacità di condizionare la partita e a presentarsi come chiaro vincitore.
Di sicuro c’è che ancora una volta il nodo è l’arteria da cui normalmente transita circa un quinto del petrolio mondiale. La domanda è se Washington abbia davvero ripreso il controllo operativo della rotta o se Teheran conservi una capacità di interdizione sufficiente a rendere ogni passaggio un rischio. Dal 28 febbraio, giorno dei primi attacchi illegali di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, lo Stretto è stato più volte dichiarato chiuso da Teheran e riaperto a fasi alterne. Il tentativo di arrivare a un’intesa, dopo la tregua firmata a giugno, è naufragato. Visto il fallimento dei negoziati, il 13 luglio Washington ha reintrodotto il blocco navale contro l’Iran colpendo le esportazioni di greggio, la principale fonte di valuta pregiata per l’economia iraniana.






