Andrea Mancini aveva confessato ai suoi amici genovesi che si aspettava la Sampdoria alla prima giornata. Il sorteggio lo ha accontentato. I colori blucerchiati non saranno mai come gli altri, come ha sempre raccontato, ma adesso il suo mondo è in bianco e nero. Pensa, vive e respira Cesena.
Con Genova il legame è antichissimo, risale all’arrivo del padre Roberto dal Bologna nel 1982. Era un ragazzino, è andato via da uomo, si è creato un rapporto viscerale, che ha passato al figlio Andrea, nato proprio nel capoluogo ligure, anche se ora abita a Roma. Non lo ha mai nascosto: "Da calciatore, il mio sogno era giocare per la Sampdoria, ma non ci sono riuscito. Da dirigente ho avuto subito questa soddisfazione. La Sampdoria è, per me, come il Real Madrid".
È arrivato dopo la retrocessione e, in una situazione caotica, aveva portato degli autentici ’gioielli’ come Ghilardi, Stankovic, Sebastiano Esposito e soprattutto Leoni durante il mercato invernale, che aveva gestito in prima persona. L’arrivo di Pietro Accardi lo ha spinto verso Barcellona, alle dirette dipendenze del direttore tecnico, il portoghese Deco.
I grandi amori tornano sempre e, nel suo caso, non ha dovuto neppure fare dei giri immensi. In una situazione drammatica, con la piazza in subbuglio, è stato richiamato ad aprile 2025, assieme ad altri ’sampdoriani’, per centrare una salvezza quasi impossibile. Obiettivo raggiunto, seppur faticosamente, nello spareggio con la Salernitana, reso possibile dalla penalizzazione subita dal Brescia, che ha finito per scatenare un mare di polemiche.






