Una via d'uscita. Difficile da imboccare perché il piatto langue e i venti di guerra continuano a spirare sull'Iran, con tutto quel che ne consegue. Basta buttare un occhio ai prezzi di benzina e diesel per capire che la febbre dei rincari non si arresta ma continua a salire. E così l'Italia, al fianco di altri cinque Paesi europei, bussa alla porta di Bruxelles chiedendo all'Europa risposte concrete per fronteggiare l'emergenza. Ovvero una tassa straordinaria sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere che dal conflitto in Iran hanno avuto solo da guadagnare, vedendo schizzare i loro ricavi. A guidare l'iniziativa la Germania, a cui si sono accodati Italia, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna, firmatari di una lettera che suona come una richiesta d'aiuto.
Per Roma è di questo che si tratta, perché la corsa dei prezzi dei carburanti è una iattura che va avanti da sei mesi ormai, da quanto Usa e Israele hanno deciso l'attacco a due punte su Teheran: da allora il governo ha destinato circa 2 miliardi di euro alla sforbiciata dei prezzi, uno sforzo titanico considerando il difficile equilibrismo per tenere in ordine i conti pubblici. Domani, quando Giorgia Meloni rientrerà a Palazzo Chigi dopo le vacanze trascorse tra Puglia e Sardegna, sarà questo uno dei principali nodi che sarà chiamata a sbrogliare, visto che nelle stesse ore scadrà il taglio delle accise per il gasolio e si materializzerà il rischio concreto di una stangata dei prezzi nel primo contro-esodo post ferragosto. Nell'ultimo Cdm prima della pausa estiva, dove era stato deciso il nuovo taglio di 17 centesimi sul gasolio, la premier aveva detto che «prima della scadenza» della misura il governo sarebbe tornato a fare il punto «per decidere i passi successivi». E non è escluso che domani - prima di prendere parte in videocollegamento al vertice dei volenterosi sull'Ucraina e forse raggiungere Amatrice a 10 anni dal terribile terremoto che mise in ginocchio in centro Italia - Meloni torni a fare il punto con il titolare del Mef, con cui in queste settimane ha avuto contatti continui.Le accise mobili Intanto martedì, scaduto l'ultimo taglio di 17 centesimi sul diesel, scatterà il meccanismo delle accise mobili con un decreto del Mef. La norma permette di utilizzare il maggior gettito Iva legato all'aumento del prezzo del petrolio per ridurre temporaneamente le accise sui carburanti. Ma le risorse ammontano a soli 12,7 milioni di euro e sono appena sufficienti a finanziare un giorno di sconto. Un bel grattacapo per la premier, che con il titolare del Mef aveva deciso nell'ultimo Cdm di far cassa tornando a tagliare sui ministeri, con tutti i malumori del caso. Stavolta più che mai trovare le risorse appare come una mission impossible. Che tuttavia converrebbe portare a termine, perché la stangata sugli automobilisti - i prezzi hanno superato la soglia psicologica dei due euro su strade e autostrade, per il diesel al pari della benzina - rischia di costare carissimo in termini elettorali.I fischi indirizzati a Meloni a Taranto suonano nella maggioranza come un temibile campanello d'allarme, benché la presidente del Consiglio abbia ricondotto le contestazioni alla vicenda dell'ex Ilva. Ma la corsa al galoppo dei prezzi dei carburanti è una nota dolente che suona con forza anche l'opposizione. Va battuta ogni strada per limitare i danni, compresa quella che guarda all'Europa. In questa direzione va la missiva promossa dal ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil e firmata assieme ai colleghi degli altri cinque paesi aderenti, Italia compresa. I sei ministri chiedono l'avvio di discussioni «a livello dell'Ue per tassare i profitti straordinari» delle compagnie petrolifere, prendendo a mo' di esempio quanto fatto da Bruxelles nel 2022, dopo l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia. «Abbiamo bisogno di un approccio congiunto - si legge nella missiva - che garantisca che coloro che traggono profitto dalla crisi facciano la loro parte nel ridurre l'onere che grava sulla popolazione in generale». In realtà, sembra il remake di un film già visto. Perché ad aprile scorso un appello analogo era stato rivolto al commissario Ue Wopke Hoekstra, cadendo nel vuoto. Allora erano passati appena 2 mesi dall'inizio del conflitto, e oggi a distanza di 6 mesi la pace appare ancora un miraggio, la soluzione della crisi drammaticamente avvitata su se stessa. «Ora l'Europa ci ascolti», rilancia la proposta il vicecapogruppo di Fdi alla Camera Augusta Montaruli. Ma dall'altra parte della barricata punge l'opposizione, a partire da Giuseppe Conte che chiede un «Cdm straordinario con misure vere e d'impatto sul carocarburante. Dopo i tanti fischi ricevuti» a Taranto, affonda l'ex premier, «Meloni prenda contatto con la realtà».










