La Russia è una nazione europea amica... Una stabile pace per il continente è una meta fondamentale per la nostra nazione... I diritti e le libertà democratiche sono la chiave della nostra politica interna...». Era il 25 settembre del 2001 – un quarto di secolo fa – e così Vladimir Putin, parlando in tedesco (la lingua, disse, di «Goethe, Schiller e Kant», una lingua che aveva appreso quando visse a Dresda, come funzionario del Kgb), si indirizzò al Bundestag, a Berlino. Il discorso, di 25 minuti, fu un successo: i parlamentari tedeschi si alzarono e lungamente applaudirono queste belle parole. Putin allora aveva 48 anni. Ora va per i 74. E poi dicono che invecchiando si diventa saggi... Ma veniamo a oggi: da parecchi anni – come minimo dall’inizio 2022, quando la Russia di Putin, non più «nazione europea amica» e non più interessata a «una stabile pace per il continente» – invase l’Ucraina, le sanzioni dell’Occidente si sono riversate sulla Russia. Le sanzioni sono state all’inizio solo punture di spillo, ma ora altre ‘punizioni’ sono venute in soccorso: ‘più che la sanzione poté il drono’. Un’ampia analisi del “Kiel Institut” e dello “Stockholm Institute for Transition Economics” – due prestigiosi think tank del Nord Europa – ha fatto il punto, il mese scorso, sull’economia della Russia. E le puntute conclusioni non sono buone. Al quinto anno di quella guerra – che doveva essere una ‘guerra lampo’ ma tale, evidentemente, non è stata – i due istituti concludono che «l’economia non è al collasso, ma le sue fondamenta strutturali si vanno erodendo rapidamente». Il tasso di crescita dell’economia va verso lo ‘zero virgola’, e le capacità del bilancio pubblico di sostenere l’economia si sono praticamente esaurite. Molto della forza economica della Russia è legata alle materie prime in generale e al petrolio in particolare, e gli alti prezzi del petrolio legati a un’altra guerra – quella Usa-Iran – che doveva anch’essa essere una ‘guerra lampo’, e non è stata – potranno dare un qualche sollievo all’export russo. Ma le ‘sanzioni da droni’ sono state efficaci nel ridurre i volumi esportati: l’Ucraina ha saputo utilizzare sapientemente i suoi droni, attaccando le installazioni petrolifere russe, raffinerie e porti. Al punto che, a metà agosto 2026, solo tre su dieci stazioni di servizio in Russia avevano benzina per gli automobilisti. Ma l’economia russia, come detto, ha problemi che vanno al di là delle difficoltà a fare il pieno. Di solito, quando si analizza l’economia della Russia, si guarda ai tradizionali indicatori macroeconomici – il Pil, l’inflazione, l’occupazione, il deficit di bilancio, i conti con l’estero... Merito dell’analisi dei due istituti sta nel mettere in luce, lungo quella cerniera scivolosa che unisce l’economia alla finanza, le crepe strutturali nei conti pubblici e privati. Un primo grafico mostra la misura in cui i fondi delle banche sono stati eterodiretti – come si conviene a un’economia di guerra – verso le industrie che producono materiali bellici. L’involata dei finanziamenti per la difesa – o, per meglio dire, per l’offesa – sono evidenti a partire dal 2022, mentre quelli per scopi civili sono cresciuti molto meno. E le imprese cui si sono diretti hanno anche sofferto di tassi reali proibitivi: con i tassi nominali (titoli a 10 anni) al 16% e l’inflazione al 6%, il tasso reale è intorno al 10%. Il tasso-guida della Banca centrale russa al 14% riflette l’imperativo di difendere il rublo, mentre il tasso dei titoli pubblici al 16% riflette l’imperativo di attirare i finanziamenti necessari a finanziare i deficit di bilancio. Altre linee di faglia in una pericolante costellazione ditassi e di finanziamenti si ritrovano nelle relazioni fra le imprese (non finanziarie) e il Governo russo. In pratica, il Governo ha finanziato le imprese più o meno boccheggianti, lasciando chenon pagassero le tasse (vedi la linea blu), mentre i ‘debiti verso fornitori’ (una forma di ‘debito pubblico’ sui generis), si sonomantenuti stabili. Insomma, i parametri dell’economia e della finanza dell’ex Impero sovietico – un impero i cui confini Putin si sta illudendo di poter ricostruire – non sono sostenibili. I tassi di interesse elevati stanno soffocando l’economia, il deficit publico del 1° trimestre 2026 ha già superato il livello previsto per l’intero anno. E il Governo ha dovuto ‘rompere il salvadanaio’: delle attività parcheggiate nel “National Wealth Fund’, il 40% degli Yuan sono stati venduti, così come il 74% (in peso) dell’oro. Sono rimaste solo attività in rubli, crediti verso imprese locali.